Percezione (I.III)

Possiamo facilmente notare che ciò che abbiamo in comune con tutti gli altri esseri viventi è la nostra opportunità di poter percepire attraverso almeno un senso il mondo esterno, ma se abbiamo bisogno di un organo di percezione e non tutti abbiamo tutti gli organi di percezione, quale organo di percezione è comune a tutti? Quale è la percezione più importante? Qual’ è la percezione che garantisce la pari opportunità?
Mi sono chiesto più volte se ci fosse un senso primo a cui facciano da eco gli altri, per trovare una risposta plausibile si dovrebbe aumentare lo zoom su ciò che accade a livello dei nostri apparati di percezione, e possiamo individuare come in ogni percezione non ci sia altro che una scossa o una vibrazione che si propaga, una piccola quantità di energia, un fotone o un atomo che colpisce una parte di noi.
Ogni nostra percezione si può ricondurre a un contatto tra ciò che fa parte di noi e il mondo esterno, distinguiamo i nostri sensi in base alla natura della manifestazione, ma non in base alla natura di ciò che si manifesta, sono approcci tattili diversi a una natura che si manifesta nelle sue molteplici dimensioni (l’emozione è una grande vibrazione dovuta alla risonanza con ciò che percepiamo).
Anche il DNA, nella sua evoluzione e nei suoi cambiamenti conformazionali che permettono di esprimere i geni più opportuni per ogni funzione richiesta, agisce attraverso l’attrazione e la repulsione di porzioni di materia che si corteggiano attraverso la carica che manifestano in base all’ordine di aggregazione: regioni di DNA si attaccano, si strappano, si piegano in una danza che ha come risultato l’espressione di certi geni e l’attribuzione di funzioni a materia che fino a un attimo prima erano solo una funzione potenziale.
Scoprire le leggi che dirigono la danza delle molecole significa scoprire le cause di malattie e di disfunzioni fisiologiche, scoprire la musica con cui danzano le molecole significa scoprire il suono che crea la vita.
Nella danza il tatto è attivo in modo preponderante sui piedi, ma non è più importante del tatto della pelle che agisce nell’aria, lo sfioramento delle correnti di pressioni diverse in modo aerodinamico col proprio corpo in armonia con l’ambiente circostante.
Ponendo la percezione come caratteristica unitaria, che garantisce l’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, abbiamo l’esigenza di capire come ogni percezione si riconduca a un pensiero individuale che rende ognuno di noi diverso e con diverse ambizioni. La differenziazione deriva da come i segnali vengono rielaborati, a cosa vengano associati in base all’esperienza e a cosa ce ne facciamo una volta captati. La società contemporanea ritiene che il tangibile sia ciò che percepiamo sensorialmente, tutto ciò che percepiamo attraverso il tatto è reale, tangibile, il resto, derivando da una rielaborazione soggettiva, non può essere prova di realtà, è solo un’impressione immaginaria; ma ciò che differisce in ognuno di noi è proprio l’astrazione dei messaggi concreti con cui cerchiamo la logica di tali manifestazioni e da cui cerchiamo di attingere le nostre aspirazioni e i nostri sogni.
Dal nostro pensiero deriva la nostra immaginazione, attraverso la quale siamo in grado di esprimere nella forma più alta la nostra identità, eppure si pensa ancora che ciò che una persona immagina non sia vero, non sia reale, ma come possiamo ritenere non reale ciò che accade realmente? Non è forse reale la reazione che ognuno di noi interpone tra se
stesso e la propria immaginazione?

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