elefante ermetico nel suo riconoscimento

Ora, poiché non erano due, ma egli stesso, il veggente, era una cosa sola con l’oggetto visto (non “visto”, sicché, ma “unito”), chi divenne tale. Allora, quando si fuse con Lui, ove mai riuscisse a ricordare, possederebbe presso di sé una immagine di Lui. Egli però era già uno di per sé, in quel momento, e non serbava in sé nessuna differenzazione né in confronto a se stesso né in rapporto alle altre cose;

[….] quasi rapito o ispirato, egli è entrato silenziosamente nell’isolamento e in uno stato che non conosce più scosse e non declina più dall’essere di Lui e non si torce più verso se stesso compiutamente fermo, quasi trasformato nella stessa immobilità.

(Plotino, Enneadi, VI)

elefante ermetico nel suo riconoscimento1

Marco Favazzi

Elefante ermetico nel suo riconoscimento

olio e metallo su tela,

40×50 cm, 2008

Collezione privata.

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