Discussioni circa la vita e la morte

La nostra vita, felice e triste, faticosa e leggera, è un processo che coinvolge la materia che ci compone e i pensieri in cui il nostro corpo è immerso.

Possiamo creare, oppure solo osservare, un infinito numero di strade e di scelte, percorsi e idee. Possiamo vivere in moltissimi modi e possiamo avere futuri inaspettatamente diversi da come ce li potevamo immaginare, possiamo credere di avere l’opportunità di sceglierci un futuro.

Cos’è più logico?

Sapere che moriremo e non sapere né come né quando può solo significare che stiamo morendo.

La morte è un processo che porta la nostra attenzione al giudizio di come abbiamo vissuto, ma per poter valutare ciò che abbiamo fatto dovremmo sapere cosa comporti la morte.

<<In alcune fasi del mio percorso riflessivo credevo che le religioni fossero state ideate da persone molto intelligenti, che volevano forzare le azioni del popolo: la presa di coscienza della morte come semplice silenzio oscuro avrebbe portato la massa a vivere nel modo più caotico o istintivo possibile; Paradiso e Inferno come movente per avere più controllo delle azioni in vista di un giudizio che provenisse da chi tutto sorveglia.

È anche condiviso da molti l’idea che la vita sia semplicemente un’occasione miracolosa, un colpo di fortuna, e che, una volta consumata la nostra occasione, il nostro corpo si degraderà e ritornerà a far parte del pianeta come materia inanimata.>>

<<Come è possibile che, se il nostro corpo continua a cambiare, il nostro pensiero resti fisso nella propria integrità?

Dove risiede il nostro pensiero se continuiamo a sostituire le nostre parti?>>

<<Il mondo è di chi lo coglie, la visione del mondo e i frutti che noi otteniamo da esso dipendono dall’approccio mentale con cui ci immergiamo in esso, se eliminassimo i pensieri provenienti dal “peccato”, la nostra esile vita sarebbe un po’ più serena, libera dalle catene create dalle nostre debolezze e sarebbe essa il paradiso terrestre.>>

<<Tutto dipende dal pensiero e da come lo utilizziamo, il nostro pensiero è il nostro modo di cogliere l’universo, il nostro corpo è lo strumento attraverso cui ci rendiamo simpatici a ciò che esiste e ci permette di accogliere ciò che per noi e simile.>>

Ma cosa rende un’azione un peccato? Credendo alle corrispondenze mi avvalgo di una corrispondenza: nella vita di tutti i giorni, nella vita in cui il pensiero è impegnato a risolvere gli enigmi che si presentano, a superare ostacoli creati da noi stessi o verso cui siamo andati per mezzo delle nostre ambizioni, riteniamo un peccato l’aver perso una buona occasione; nella vita ridimensionata a vita umana il peccato è quindi ciò che distoglie la nostra attenzione da ciò che è veramente importante.

<<Ma se il peccato è ciò che ci distoglie dalle opportunità più preziose, e agire da animale (non umano, ma vivente) è peccato, ciò significa che vivere da essere umano ha delle opportunità in più rispetto all’animale: arricchirsi?>>

<<Per fortuna esiste la morte, altrimenti ogni nostra azione potrebbe essere un’inesauribile rincorsa agli armamenti, alla carriera e al danaro; per fortuna che moriremo, in modo tale che fin da ora sappiamo che questa vita ha un termine, una fine, un fine.>>

La morte che significato potrebbe avere se questa vita fosse realmente l’opportunità che la materia sostanziale, o essenziale, ha per rendersi consapevole?

È questo il fulcro del discorso: siamo materia consapevole, ma dopo la morte?

Una chiave di lettura occidentale e razionale dell’idea orientale di reincarnazione potrebbe essere la seguente: siamo consapevoli delle nostre vite precedenti?

<<Tutto dovrebbe condurci quindi a credere che vivere nel rispetto del prossimo in favore di un bene ottenibile nella prossima vita, e rinunciare ai piaceri terreni in virtù di piaceri ottenibili nelle prossime vite siano inutili privazioni in favore di chi non conosciamo e mai conosceremo, risulterebbe quindi molto più furbo e molto più utile prenderci i piaceri ora che possiamo ricondurli a noi stessi e far si che la nostra prossima vita si arrangiasse così come ci stiamo arrangiando noi..>>

Ci sono anche voci che dicono che il corpo è in realtà la casa dello spirito, dicono che lo spirito che abbiamo scelto di ospitare uscirà dal nostro corpo e farà il suo percorso, la nostra psiche è il risultato dell’influenza che deriva dalla materia che compone l’universo, è la voce degli spiriti che ospitiamo, e il nostro cammino proseguirà in base agli spiriti a cui diamo voce, ma è anche vero che molte persone autorevoli dichiarano che di Spirito ce ne sia solo Uno.

Il nostro corpo e il nostro pensiero possono dunque essere un filtro unico, un setaccio che tratterà ciò che noi stessi scegliamo.

<<Ma se il Paradiso è ciò che di più bello possa esistere, perché poi si dovrebbe risorgere?

Per raggiungere che cosa? Non basterebbe lasciare tutti noi in Purgatorio fino al momento dell’espiazione delle colpe e poi raggiungere il Paradiso per l’eternità?>>

San Paolo credo ci abbia suggerito che il corpo risorgerà in quanto materia (soggetto/oggetto) a cui finalmente verrà svelata la vera identità.

C’è chi crede che Dio sia il Tutto cosciente e consapevole del Tutto e che noi facciamo parte del Tutto, ma siamo consapevoli solo di Noi.

La vita è quel processo che permette alla materia di rendersi consapevole. La vita è l’evoluzione della materia in spirito attraverso il pensiero?

O è la fuga della materia attraverso il pensiero?

O la fuga della materia dal pensiero, lo stesso pensiero che ha utilizzato per costruirsi la via di fuga?

Sublimare la materia col pensiero e sublimare il pensiero dal corpo per raggiungere l’estasi?

L’obiettivo è dunque riconoscere il proprio Io in qualcosa che superi la vita di un nome e un cognome.

Immortale è colui che resterà sempre presente sul pianeta terra, eterno è invece colui che non risiede da alcuna parte.

Essere consapevoli di essere solo esseri umani non può bastare per essere consapevoli di ciò che accade nell’eterno, ma può già servire per continuare la camminata verso di esso, uscendo sempre più dall’insieme del mortale e perituro, come in una forma di risurrezione evolutiva e gradualistica.

<<La vita è un perenne ciclo di reincarnazioni della materia che ci compone, associato quindi al processo di maturazione della consapevolezza umana.>>

<<Siamo quindi in una reincarnazione continua, ogni giorno è come se morissimo per lasciare il posto a chi saremo il giorno dopo.>>

<<Ogni giorno in cui la nostra consapevolezza aumenta diventa quindi come un nuovo momento di risurrezione.>>

<<Per terminare il ciclo di reincarnazione e superare il dibattito sulla risurrezione basterebbe far emergere in noi lo “spirito” di tutto ciò che rimane, che non si modifica, iniziare consapevolizzando, attraverso la contemplazione, ciò che è al di fuori di noi in ciò che siamo noi, per poi iniziare a sentirci parte del pianeta Terra, cosicché avremmo più tempo per riconoscere la natura di cui siamo formati, entrare nel nostro nucleo, una volta lì, conoscerci come appartenenti a un sistema solare e così via, verso l’aldilà.>>

<<Sappiamo che lo spirito è parte infinitamente piccola della materia, che compone la materia, ma non è materia, bensì la consapevolezza della materia.>>

<<Materia che si rende conto di non esistere, ma di esserci.>>

<<Se entro la fine della vita umana non ci saremo resi consapevoli di essere parte omogenea di un Tutto che va oltre al genere umano quindi …. non preoccupiamoci.. sarà come il giorno della morte.>>

Qui si ritorna al concetto di risurrezione dello stesso corpo introdotto da S. Paolo e che portò al dibattito lockiano su “stesso”.

Era la parola “stesso” che rapiva l’attenzione di Locke : cos’è “stesso” in noi?

Un corpo consapevole di se stesso è una persona.

<<La persona è la voce materiale di uno spirito consapevole di un corpo, uno spirito conoidale, lo stesso in tutti, ognuno sceglie quale tonalità usare, quale voce filtrare, quale pensiero ascoltare.>>

<<Dio è lo spirito dello spirito universale, del Tutto, il Tutto consapevole di Sé, al di là di tutta la materia che compone l’universo?>>

Noi siamo persone, abbiamo quindi una scala di consapevolezza della sostanza molto ristretta, ma è un passaggio che dobbiamo sfruttare.

<<Essere persone è l’opportunità che ci permette di conoscere l’Universo, contemplarlo;  essere consapevole del proprio pensiero è la fase che ci permette di capire cosa siamo e cosa sia il pensiero per raggiungere un giorno il punto in cui sentiremo tutta la materia come trappola mortale.>>

<<Ma la consapevolezza della materia è anch’essa una porzione della realtà materiale?>>

Idealmaterialismo  di F/\V/\ZZI

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