Lahasa

Non sono l’unico essere umano, non sono il migliore esemplare della mia specie, ma mi riconosco in una specie, non come l’unico, ma neanche come tutti.
È stato abolito l’uso del termine razza per poter descrivere le origini dei popoli da un determinato ambiente, ma con questo non capisco se si è voluta unificare l’origine degli esseri umani o se non si voglia dare troppo peso al parametro ambientale per poter decifrare un comportamento frammentario dei popoli.
Nella nostra rincorsa contro il tempo per poter decifrare gli elementi costituenti la nostra micro e macro vita abbiamo preferito riconoscerci semplicemente in un’unica specie umana e per comodità si proseguirà su questa rotta.
In uno stadio, a un concerto o in una piazza affollata è molto facile notare le diversità tra le persone, ma è d’altro canto molto più semplice per noi riconoscerci come esseri umani appartenenti alla specie umana; in una giornata di sole passata tra un fiume e un prato è altresì più facile sentirci appartenenti a una specie tra molte sorte dal pianeta Terra, se non il pianeta Terra stesso; di notte è invece molto più semplice riconoscerci come pianeta che ruota tra le stelle, figlio di quelle stelle che sono inserite nell’Assoluto.
Percorrendo la strada del ritorno a casa mi sono più volte chiesto chi è che chiede, chi parla e chi canta, ma soprattutto chi cercasse come me di raccogliere la coscienza degli esseri umani e che
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cercasse di accogliere nel proprio punto di percezione il mondo intero.
Abbiamo miliardi di cellule che, in base alla loro funzione, si raccolgono in tessuti in una determinata collocazione spaziale utile alla loro ragione di essere; il nostro organismo che allegramente si riconosce come essere umano è composto da queste cellule, ma solo un pensiero fuoriesce ed esso è in funzione di ciò che i diversi organi e tessuti hanno riconosciuto utile; ma è anche vero che i diversi organi e tessuti collaborano per aderire alla richiesta del pensiero.
Sempre nella strada di ritorno ho quindi cercato un contatto con chi stesse ricercando la stessa cosa o accogliendo le stesse richieste.
Ciò che accade è una manifestazione dei nostri pensieri e i nostri pensieri sono la decodificazione di ciò che accade, la grande ruota e la piccola ruota sono unite da una catena elicoidale, catene che tenevano uomini schiavi, monaci oppressi e le molecole viventi.
C’è ancora chi vive sulla vetta di una montagna a creare col pensiero attivo il nostro vivere o a recepire le nostre colpe?
C’è ancora chi vive negli alti grattacieli a pilotare il nostro agire.
Nella strada del ritorno mi sono messo in contatto con chi sorveglia il pensiero umano?
Siamo tante cellule in un corpo da consapevolizzare.

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